Breve storia della Fotografia – Capitolo 1 – Le origini

Ciao! Eccomi qui oggi per iniziare un breve viaggio nella storia della fotografia. Nulla di approfondito e complesso (non ne sarei capace), solo una piccola infarinatura! Partiamo dalle origini di quest’arte meravigliosa. Buona lettura!

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UNA PREMESSA

Cominciamo da una cosa che ormai sanno tutti, la parola fotografia deriva dal greco ed è composta dai due termini φῶς e γραφή (scrivere con la luce) e la fotografia può essere vista come una tecnica per ottenere immagini reali tramite gli effetti provocati dalla luce su alcune sostanze sensibili (parlo della fotografia analogica naturalmente).

I raggi di luce producono dei segni sul materiale fotosensibile in modo latente, cioè l’immagine deve essere tirata successivamente fuori sottoponendo la superficie a trattamento chimico.

Fatta questa rapidissima premessa andiamo indietro nel tempo. L’uomo ha sempre voluto riprodurre la realtà attraverso immagini in modo automatico.

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Pensiamo alla Cueva de las Manos, la Grotta delle Mani in Patagonia, dove in un certo senso c’è una riproduzione di un’immagine in modo automatico, con gli inchiostri che venivano spruzzati sulla mano sinistra con la destra per lasciare il segno sulle pareti della grotta.

C’è chi ritiene addirittura che l’uomo primitivo osservò il fenomeno ottico della luce, che, attraversando un buco sulle pelli che coprivano l’ingresso della caverna, avrebbe proiettato sul fondo della medesima l’immagine che si trovava al di fuori.

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Per avere le prime notizie sul principio della camera oscura bisogna aspettare il filosofo cinese Mo-Ti verso la fine del V sec. A.C., che scrive a proposito di un’immagine capovolta generata dai raggi di luce passati attraverso il foro di una stanza completamente buia.

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Platone successivamente nel suo mito della caverna narra della creazione di immagini grazie ad una fonte di luce (il fuoco) che si trova dietro a degli ipotetici prigionieri costretti a fissare solo ed esclusivamente la parete di fronte a loro, sulla quale si formano appunto le ombre generate dal fuoco.

LA CAMERA OSCURA

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Fu però il matematico e astronomo arabo Alhazen, nel 1038, a descrivere nel dettaglio la camera oscura e il fenomeno fisico del capovolgimento dell’immagine.

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Il termine camera oscura si deve invece a Giovanni Keplero, termine che definisce un ambiente buio su una parete del quale viene fatto un piccolo foro. Attraverso questo foro i raggi di luce provenienti dagli oggetti esterni si incrociano e proiettano sulla parete opposta l’immagine capovolta e invertita dei medesimi oggetti.

Più il foro è piccolo più l’immagine è nitida ma di conseguenza sempre meno luminosa. E come la camera oscura così funzionano anche i nostri occhi, si perchè le immagini giungono alla nostra retina capovolte, è poi il cervello che le raddrizza.

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La prima illustrazione della camera oscura si deve invece al matematico e astronomo olandese Rainer Frisius, che la utilizzò sia per l’osservazione degli astri che per l’eclissi di sole del 21 dicembre 1544.

La camera oscura inizierà poi a essere usata anche nella pittura grazie agli studi sulla prospettiva nel 1400 di Filippo Brunelleschi. Grazie a essa si potevano infatti copiare i paesaggi proiettati su un foglio.

Col tempo vennero aggiunti alcuni miglioramenti. Nel 1550 il matematico Girolamo Cardano aggiunge una lente per concentrare la luce e aumentare la luminosità, mentre nel 1591 Giovanni Battista della Porta propose l’uso di uno specchio affinché le immagini fossero diritte, è il concetto che sta alla base delle moderne reflex.

Nel Seicento invece si diffuse la camera obscura portabilis: una scatola con una lente da una parte (per l’entrata della luce) e un vetro smerigliato dall’altra, per poter vedere l’immagine dall’esterno della camera.

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Si pensa che anche Caravaggio, il maestro del chiaroscuro, potrebbe aver usato la camera oscura per ritrarre i suoi modelli. Infatti non faceva mai schizzi preliminari e molti dei suoi soggetti sono mancini (poiché le immagini venivano proiettate sulla tela al contrario). C’è chi afferma addirittura che usasse delle sostanze chimiche per fissare per poco tempo l’immagine sulla tela con lo scopo di abbozzarla.

Arriviamo poi al 1657 quando lo scienziato gesuita Kaspar Schott costruisce una camera oscura con due cassette scorrevoli, una dentro l’altra, con le quali si poteva cambiare la distanza fra la lente e il piano su cui si formava l’immagine in modo da poter metterla a fuoco.

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Nel 1685 poi l’inventore tedesco Johann Zahn costruì una camera oscura con all’interno uno specchio messo a 45° che permetteva di raddrizzare l’immagine proveniente dall’obiettivo proiettandola dritta sul vetro smerigliato, sul quale poi i pittori mettevano il foglio per riprodurre i paesaggi.

Tuttavia non si riescono ancora a fissare le immagini automaticamente sul foglio sul quale vengono proiettate. Iniziano così gli studi sui materiali fotosensibili.

GIPHANTIE

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Attenzione però perché degno di nota è un racconto del 1760 dal titolo Giphantie, antecedente 60 anni la prima fotografia, scritto da tale De La Roche, che espone quelle che diventeranno le teorie fondamentali della fotografia. Intuizione che divenne ispirazione?

Bene questa era una rapida premessa su quelli che furono gli eventi antecedenti l’invenzione della fotografia e nel prossimo articolo ci addentreremo negli anni in cui questa nacque. Io spero di non averti annoiato, non mi resta altro che darti appuntamento ai prossimi articoli e ti ricordo che puoi trovarmi sia su Facebook che su Youtube!

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Se ti interessa il cinema trovi anche una sua breve storia QUI

Bibliografia

L’occhio della fotografia – Italo Zannier

Fotografia. La storia completa –  J. Hacking

Viaggio nella storia della fotografia – Marco Rovere

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