Storia del Cinema #6 – Espressionismo tedesco

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All’inizio del decennio l’industria cinematografica tedesca è avvantaggiata dall’inflazione del marco che favorisce la produzione di kolossal a basso costo, inoltre è vietato importare film dall’estero. Questa situazione è all’origine del progresso del cinema tedesco in quegli anni.

L’espressionismo compare per la prima volta intorno al 1908, principalmente nel campo della pittura e del teatro e raggiunge la sua più intensa manifestazione proprio in Germania.

L’espressionismo rifiuta il senso del volume e della profondità, facendo piuttosto uso di colori luminosi e piatti. Le espressioni dei personaggi sono grottesche, angosciate, le prospettive distorte.

Film precursore del movimento espressionista è considerato LO STUDENTE DI PRAGA (1913) girato da STELLAN RYE e prodotto da PAUL WEGENER. Il successo di questo film renderà popolari i generi horror e fantastico.

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Wegener aveva sempre sperimentato trucchi come l’effetto fantasma dato dalla doppia esposizione e che restituiva l’idea del doppio, tanto celebrato dalla letteratura tedesca. Il risultato fu appunto una delle pellicole più innovative del cinema tedesco di quell’epoca.

Nel febbraio del 1920 a Berlino viene proiettato per la prima volta IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI, di ROBERT WIENE la cui originalità colpisce a fondo il pubblico tedesco e internazionale.

Il film è girato con lunghe inquadrature fisse e poco montaggio, il che restituisce un’idea di bidimensionalità e di oppressione visto che l’inquadratura sembra chiusa in sé stessa.

C’è chi dice addirittura che il gabinetto del dottor Caligari sia l’unico vero film espressionista mentre gli altri film definiti tali riprendono solo alcuni aspetti del movimento.

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IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI (1920)

Sempre nel 1920 esce nelle sale IL GOLEM – COME VENNE AL MONDO, diretto ed interpretato da PAUL WEGENER, che rappresenta l’antefatto del suo film perduto del 1915 DER GOLEM. Per questo film vengono usati trucchi tecnici, chimici e fisici; le sovrimpressioni sono eseguite in fase di ripresa e non successivamente.

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l’espressionismo punta tutto sulla messa in scena: scenografie con geometrie deformate e inquadrature composte come opere pittoriche, dove gli attori diventano parte della scenografia e i colori dei loro abiti sono mimetizzati con l’ambiente.

Il ritmo è appositamente lento per permettere allo spettatore di esplorare tutta l’inquadratura e il voler controllare ogni minimo dettaglio della messa in scena porta i registi a girare sempre in studio. Anche il contenuto si adatta a temi misteriosi e soprannaturali.

Nella creazione di questi mondi irreali ha avuto grande importanza l’effetto Schüfftan, dal nome del grande fotografo Eugen Schüfftan. L’effetto consisteva nell’uso di cartoni disegnati che venivano proiettati e ingigantiti con un gioco di specchi, fino a diventare sfondo di una parte dell’inquadratura, mentre in un’altra si muovevano gli attori in carne ed ossa. E’ l’antenato del green screen.

L’esempio più evidente dell’utilizzo di tale metodo nel cinema espressionista tedesco è costituito dall’imponente città che dà il nome al film Metropolis.

Oltre all’espressionismo all’epoca c’è un’altra corrente importante, opposta proprio all’espressionismo, il kammerspiel, che pone un forte accento sul primo piano e sulle sfumature nelle emozioni dei protagonisti.

Il massimo esponente del movimento è FRIEDRICH MURNAU che ha il merito di liberare la cinepresa dalla staticità del treppiedi soprattutto nel suo film L’ULTIMA RISATA del 1924.

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FRIEDRICH MURNAU

Al contrario dell’espressionismo la cinepresa è appunto molto mobile, arriva a pedinare i personaggi. Tuttavia l’osservazione non è emotiva, bensì è distaccata, come una lente d’ingrandimento che studia gli insetti, osserva il loro dramma da vicino ma con distacco.

Il film racconta la storia di un anziano portiere d’albergo che a causa della sua età viene degradato al lavoro di guardiano del bagno. La perdita del ruolo e è una metafora della Germania sul lastrico dopo la prima guerra mondiale.

L’uso frequente di panoramiche, carrelli e riprese dall’alto crea un turbine visivo, la cinepresa è come un animale che si muove curioso fra i personaggi.

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L’ULTIMA RISATA (1924)

Dall’espressionismo Murnau trae l’interesse per le storie cupe e soprannaturali. La mobilità della cinepresa e l’uso del primo piano derivano invece dal Kammerspiel. Ma la caratteristica principale del suo cinema è l’uso costante dell’inquadratura soggettiva.

In NOSFERATU la cinepresa appare quasi spaventata dal mostro, seguendolo con movimenti lentissimi. In questo film si notano alcune incongruenze con l’espressionismo classico: le riprese sono anche in esterno, girate con un’estesa profondità di campo, ben diverse rispetto a quelle chiuse su sé stesse de Il gabinetto del dottor Caligari.

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NOSFERATU

Con la ripresa del marco e con la fine del divieto di importazione le produzioni si faranno via via sempre più costose e la cinematografia tedesca entra in crisi. METROPOLIS (1927) di FRITZ LANG è considerato il film che chiude l’esperienza espressionista.

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Con la crisi della produzione cinematografica e con la situazione politica che va peggiorando, molti cineasti preferiscono lasciare la Germania e recarsi negli negli Stati Uniti dove sono già noti ed apprezzati.

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