Storia del Cinema #8 – Astrattismo, cubismo, dadaismo e surrealismo

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Naturalmente negli anni 20 non ci sono solo impressionismo ed espressionismo nel panorama del cinema europeo, anzi si sviluppano tanti movimenti d’avanguardia con alterne fortune.

Il più antico di questi è il CINEMA FUTURISTA, che nasce in Italia nel 1916 col Manifesto della Cinematografia Futurista. Il movimento tuttavia non produce opere di significativo valore e i pochi film realizzati sono ormai perduti. VITA FUTURISTA di ARNALDO GINNA è il primo film espressamente futurista, oggi perduto.

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Il futurismo ricerca un linguaggio nuovo, slegato dalla bellezza tradizionale, percepita come vecchia e soffocante. I futuristi sono tra i primi a intuire come i trucchi cinematografici siano utilizzabili non solo come fenomeno da baraccone ma anche come mezzo poetico e simbolico.

Il movimento influenzerà molto le avanguardie successive. Film come Il gabinetto del dottor Caligari e Metropolis hanno come fonte d’ispirazione anche il movimento futurista.

L’ASTRATTISMO nasce invece dalla scelta di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i sentimenti con forme, linee e colori. Padre dell’astrattismo è il pittore russo Kandinskij.

Il cinema astratto si sviluppa in Germania negli stessi anni dell’espressionismo e del kammerspiel. Esso sostituisce alla narrazione il ritmico susseguirsi di figure geometriche, luci in movimento etc. Il primo film del movimento è RHYTMUS 21 di HANS RICHTER, del 1921.

Invece una via di mezzo tra cinema astratto e concreto è BERLINO – SINFONIA DI UNA GRANDE CITTA’ (1927) di WALTER RUTTMANN, che non narra alcuna storia. Al posto delle luci e dei colori il regista usa gli uomini, gli oggetti e i luoghi della città, composti secondo un ritmo musicale.

Il cinema astratto avrà una notevole influenza anche sul cinema narrativo e commerciale, quando si cercherà di raccontare il non-raccontabile. Pensiamo a 2001 Odissea nello spazio col viaggio finale dell’astronauta “oltre l’infinito”, oppure la sequenza di cifre e lettere in Matrix.

Un film particolare è ANEMIC CINEMA (1926) di MARCEL DUCHAMP. Film senza trama, praticamente una serie di 19 dischi rotanti. Dischi che verranno citati da Alfred Hitchcock nei titoli di testa di Vertigo – La donna che visse due volte.

Anche il CUBISMO entra presto nel mondo del cinema. Il pittore FERNAND LEGER gira nel 1924 il film BALLET MECANIQUE. Come nel cinema astratto anche qui non vi è narrazione ma solo una danza libera di corpi e oggetti scandita dal ritmo.

Il cinema si sta liberando dall’obbligo di raccontare una storia. Grazie all’uso di ripetizioni, rallentamenti e accelerazioni anche le azioni più semplici acquisiscono significati diversi. Ecco così che la ripresa di una donna che sale le scale ripetuta dieci volte diventa un’azione quasi epica.

Il primo piano dell’occhio diventa poi l’inquadratura-manifesto, che simboleggia il nuovo modo di guardare degli artisti d’avanguardia e che sarà sviluppato nel taglio dell’occhio del film surrealista Un chien andalou.

Il DADAISMO nasce invece nel 1916 a Zurigo. Questo movimento cerca una libertà assoluta da qualsiasi rapporto col passato.

Un esempio di dadaismo è il film di RENE CLAIR ENTR’ACTE del 1924, un film di sole immagini, senza filo logico, che creano un balletto visivo. Il film era infatti proiettato nell’intervallo di un balletto.

Un gioco nel quale ritroviamo le vecchie attrazioni del cinema: la sovrimpressione, lo split-screen, il rallenty, l’accelerato, il montaggio ludico, la sparizione alla Meliés.

L’assoluta libertà creativa stanca presto e porta il dadaismo in una fase di stallo fino a sciogliersi spontaneamente. Dal dadaismo si sviluppa il SURREALISMO, fondato da ANDRE BRETON, molto influenzato dall’opera di Freud L’Interpretazione dei sogni.

Il surrealismo crea una nuova estetica basata sul brutto, sullo sporco. Soggetti dei film diventano per la prima volta temi banditi come la sessualità, l’inconscio, la pazzia.

Il regista LUIS BUNUEL e l’artista spagnolo SALVADOR DALI realizzano nel 1928 UN CHIEN ANDALOU, film simbolo del movimento e definito come un’istigazione all’omicidio.

Il film è un susseguirsi di scene senza un apparente connessione. In realtà vi sono significati profondi, leggibili attraverso la psicanalisi. In più il montaggio narrativo viene usato per confondere lo spettatore e non più per far procedere linearmente la narrazione.

La prima scena è una delle più terrificanti della storia del cinema: il regista, dopo aver guardato la luna, affila un rasoio e si avvicina a una donna alla quale tiene aperto l’occhio sinistro, dopodiché taglia l’occhio. La scena simboleggia la rivoluzione surrealista, che squarcia l’occhio dello spettatore per fargli vedere tutto quello che non ha mai visto.

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E’ bene ricordare comunque che nel surrealismo non c’è mai stato un totale rifiuto di un principio narrativo, e forse proprio per questo il movimento fu più influente e fecondo rispetto agli altri che abbiamo visto.

Il film che meglio raccoglierà tutte le innovazioni di quegli anni è LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO (1928) di CARL THEODOR DREYER, l’ultimo capolavoro del cinema muto.

La scenografia è espressionista: ampi fondali bianchi su cui risaltano pochi elementi di scena. I lunghi primi piani fanno pensare al kammerspiel. Si fa largo uso di inquadrature angolate verso l’alto che fanno apparire i personaggi minacciosi e grotteschi. In alcune scene invece il montaggio si ispira allo stile sovietico.

L’uso del primo piano conclude anni di studi sulla fotogenia del volto umano che abbiamo visto nei capitoli precedenti. Dreyer infatti usa soprattutto il primo e primissimo piano per mostrare i protagonisti e gli oggetti di scena.

La durata delle inquadrature è quasi insopportabile anche per lo spettatore moderno. La cinepresa insiste su situazioni immobili e in questo modo le poche azioni acquistano una forza inaudita.

L’avvento del sonoro che impone nuove modalità produttive e l’inasprirsi delle tensioni politiche che porteranno allo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale metteranno fine a questo fecondo periodo del cinema europeo.

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