Storia del Cinema #9 – Hollywood 1920 – 1930

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Gli anni Venti negli Stati Uniti sono un periodo di grande benessere economico e Wall Strett investe grossi capitali nell’industria cinematografica.

Il mercato è dominato da 8 case di produzione, le “Tre Grandi”: la Paramount, la MGM e la First National, insieme alle “Cinque Piccole”: la Universal, la Fox, la Producers Corporation, Film Booking Office e Warner Bros.

Hollywood diventa una catena di montaggio in mano alle grandi produzioni, mentre in Giappone ad esempio il cinema è ancora in mano ai registi.

Per opporsi a questo dominio nel 1919 David Griffith, Charlie Chaplin, Mary Pickford e Douglas Fairbanks fondano la United Artists Corporation, con la quale intendono sia distribuire i loro film che favorire lo sviluppo di un cinema meno commerciale e più artistico.

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Sono anche gli anni nei quali si perfezionano le tecniche, nei teatri di posa si esclude totalmente la luce naturale, si sviluppa l’illuminazione a tre punti keylight, fill light e backlight, ovvero luce principale, luce di riempimento e luce da dietro per staccare il soggetto dallo sfondo.

In questo senso IL LADRO DI BAGHDAD (1924) rappresenta il film tipo di Hollywood di quegli anni, nel quale domina il trucco, c’è poca profondità di campo e si usano luci morbide.

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IL LADRO DI BAGHDAD

Sono anni nei quali si producono film come I QUATTRO CAVALIERI DELL’APOCALISSE (1921), che lancerà la carriera di Rodolfo Valentino. O ancora BEN-HUR (1925). Il film, prodotto dalla MGM, fu girato anche in Italia tra Anzio, Livorno e Roma.

I generi minori come il western, il comico, e l’horror, introdotto negli Stati Uniti da Il Gabinetto del Dottor Caligari, acquistano sempre più importanza, così come il documentario. Tra il 1920 e il 1922 ROBERT FLAHERTY realizza il primo lungometraggio documentario della storia: NANUK L’ESCHIMESE (1922).

I registi europei vengono attirati nel Nuovo Mondo. Lubitsch, Lang, Murnau e molti altri arrivano a Hollywood. MURNAU produrrà AURORA (1927), film destinato ad influenzare molti registi del tempo e che vince tre premi Oscar come “Miglior film e produzione artistica“, “Miglior fotografia” e “Miglior attrice“.

Come detto all’inizio ci sono registi che si oppongono al rigido controllo dei produttori di Hollywood. Uno di questi e ERICH VON STROHEIM.

Twentieth Century Fox-Inside the Photo Archive
ERICH VON STROHEIM

Terzo maestro del cinema muto a Hollywood, dopo Charlie Chaplin e Buster Keaton, egli vede il cinema come arte basata sulla messa in scena sfarzosa e accurata, con enormi scenografie. Il suo gigantismo inutile dirlo metterà in difficoltà tutti i produttori con i quali lavorerà.

Egli fa anche un uso particolare della profondità di campo, andando contro la tendenza che preferiva immagini con meno dettagli e per cui più semplici da leggere per lo spettatore.

Con lui invece se ad esempio si mostra una scena felice, ecco che vi si contrappone uno sfondo tetro, entrambi leggibili grazie a un’estesa profondità di campo. Ne abbiamo un esempio in RAPACITA’ nella scena del matrimonio dei protagonisti, dove si vede un funerale passare fuori dalla finestra.

E chi svilupperà più avanti questa tecnica con un film che rivoluzionerà il cinema? Ma naturalmente Orson Welles con il suo Quarto Potere.

Il primo grande capolavoro di Von Stroheim è FEMMINE FOLLI (1921). Il film è basato sul tema della decadenza della nobiltà postbellica, con un occhio cinico che non risparmia nessuno: non esistono figure positive, tutti sono cattivi.

Egli così, appoggiato in un primo momento dai suoi produttori, inizia la lavorazione del già citato RAPACITA’ (1924). La sua megalomania lo porta addirittura a filmare parola per parola il romanzo da cui è tratto il film girandolo peraltro nei luoghi originari. Il risultato è una pellicola lunga 10 ore.

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RAPACITA’

Questa versione viene però mostrata un’unica volta in una proiezione privata. Lo studio interrompe subito la distribuzione e accorcia il film a circa due ore dopo numerosi tagli.

Von Stroheim rimane molto contrariato, tuttavia non abbandona il suo stile per così dire costoso, motivo per il quale sarà sempre meno richiesto. Il suo più grande successo è LA VEDOVA ALLEGRA (1925). Grazie a questa pellicola avrà di nuovo carta bianca e potrà realizzare il film SINFONIA NUZIALE (1926) che tuttavia, a causa di altri problemi con i produttori, rimarrà incompiuto.

Nel 1928 inizia a girare il suo ultimo film muto, LA REGINA KELLY, ma la produttrice e attrice protagonista Gloria Swanson lo licenzia poiché usa quattro ore di pellicola solo per la scena d’apertura. Il film rimane così incompiuto.

CECIL B. DEMILLE, che abbiamo già conosciuto, condivide con David Griffith l’importanza del regista in quanto autore, ma capisce anche che questa passa attraverso l’affermazione dei suoi film, per cui avrà sempre un ottimo rapporto con le case di produzione.

Egli realizza commedie piccanti come MASCHIO E FEMMINA (1919) o PERCHE’ CAMBIATE MOGLIE? (1920). Protagonista di questi film è sempre Gloria Swanson, una delle sue attrici preferite. Non a caso, quando nel 1950 Billy Wilder girerà Viale del tramonto affiancherà alla protagonista Gloria Swanson, quando lei incontra il suo vecchio regista – proprio DeMille, nel ruolo di sé stesso.

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A partire dagli anni venti, dopo le sue commedie piccanti, come per espiarsi, diventa famoso come regista di film biblici. Uno su tutti I DIECI COMANDAMENTI (1923), di cui realizzerà un remake nel 1956.

Anche KING VIDOR prova a raggiungere la propria indipendenza fondando una casa di produzione, fallita la quale, passa alla MGM.

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Nel 1925 realizza il film di guerra LA GRANDE PARATA, che narra la storia di un uomo che si si reca al fronte per poi tornare avvilito dalla sua amata.

Il film per la critica è un successo, successo bissato con LA FOLLA (1928), la storia di un uomo che crede di aver un destino speciale ma che, sconfitto dalla metropoli, finisce per perdersi nella folla indistinta.

Il film va in controtendenza rispetto alla produzione Hollywoodiana per il realismo con cui descrive la vita quotidiana. Hollywood era una palla magica dentro la quale ciò che era rappresentato non era la realtà, mentre adesso la si vuole vedere questa realtà nuda e cruda, e King Vidor risponde proprio con La folla.

Il tema dell’uomo soffocato dalle strutture economiche riemerge in altri film di Vidor come HALLELUJAH (1929), STREET SCENE (1931) e OUR DAILY BREAD (1934), mentre in altri film si attiene di più alle regole di hollywood che vuole film commerciali e di successo.

Da tutti questi esempi capiamo come Hollywood in questi anni consente ai registi una certa libertà, a patto che questi lavorino anche a film commercialmente validi e di successo al botteghino. Il genere più divertente e innovativo della Hollywood degli anni 20 è quello comico, del quale parleremo nel prossimo capitolo.

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