Storia del Cinema #10 – Il genere comico negli anni 20

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Il genere più divertente e innovativo della Hollywood degli anni 20 è quello comico. Fino ad allora il genere si è sviluppato sotto la forma dello SLAPSTICK. Una comicità elementare che sfrutta il linguaggio del corpo e si basa su gag semplici ma efficaci.

Il termine deriva dall’inglese slap stick, «bastone per colpire» il «batacchio», un oggetto formato da due listarelle di legno unite tra loro a una estremità e usate molto nella commedia d’arte italiana. Quando questo strumento è usato, anche con poca forza, produce molto rumore, cosicché gli attori sembrano colpirsi molto forte quando invece non è così.

slapstick
Batacchio

Lo stile nasce grazie ai comici della casa cinematografica della Pathé, ma è negli Stati Uniti che raggiunge, negli anni venti, il suo livello più alto, con i film di Buster Keaton, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, Harold Lloyd, i Keystone Cops etc.

Keystone Cops
Keystone Cops

Un sottogenere dello slapstick è lo SLOW BURN, una comicità nella quale è un piccolo incidente fa si che tutti entrino in una battaglia esilarante. Un esempio è la battaglia di torte in faccia ne LA BATTAGLIA DEL SECOLO, con Stanlio e Onlio.

Un esponente recente dello slapstick in Italia è Paolo Villaggio, che prese spunto da questo genere per gag semplici ma efficaci come la celebre martellata sul dito che riceve da Filini.

A partire dagli anni 20 iniziano ad essere prodotti i primi lungometraggi comici, così la farsa cede il passo alla commedia.

Indubbiamente l’autore più conosciuto del genere è CHARLIE CHAPLIN. Durante il primo conflitto mondiale, aveva già prodotto cortometraggi con alcune case di produzione per poi passare nel 1919 alla United Artists.

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Egli prende parte all’intero processo produttivo dei suoi film: scrive, dirige, recita, monta e scrive le musiche. Riprende la scena come se gli attori si trovassero su un palcoscenico, senza spostarsi per seguire i personaggi. Inoltre usa poco sia i primi piani che i tagli di montaggio. Il suo cinema mette al centro di tutto l’attore.

Il suo personaggio più famoso manco a dirlo è il vagabondo Charlot, che rappresenta il malinconico disincanto di fronte alla spietata società moderna.

Il suo primo lungometraggio è IL MONELLO (1921). Nei titoli di testa leggiamo: “Un film con un sorriso e forse una lacrima”, frase che rappresenta la concezione che ha Chaplin del cinema, una fusione tra il comico e il drammatico.

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Il film richiede diciotto mesi di lavoro, un periodo non felice per la vita privata di Charlie: poco prima dell’inizio delle riprese infatti perde il primo figlio. Il film stesso rischia di finire sotto sequestro nella causa di divorzio intentatagli nel frattempo dalla moglie.

LA FEBBRE DELL’ORO (1925) è un altro grande successo di Chaplin, famoso anche per la scena in cui Charlot, sconvolto dalla fame, cucina e mangia una scarpa. Altra scena che mostra come il confine tra tragedia e comicità sia a volte molto sottile.

L’idea per questo film gli viene mentre è a casa di amici a vedere alcune diapositive tra le quali nota quella di un gruppo di cercatori che, all’epoca della corsa all’oro del Klondike, cerca di scalare una montagna.

Del 1928 è invece IL CIRCO, uno dei capolavori di Chaplin che gli costa molta fatica, complici alcune disavventure familiari e innumerevoli incidenti sul set. Ancor prima dell’inizio delle riprese il tendone del circo viene danneggiato da una bufera. Dopo quattro settimane di riprese Chaplin scopre che i negativi originali sono inutilizzabili a causa di un errore del laboratorio. Al nono mese un incendio distrugge il set.

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La scena nella gabbia del leone viene girata circa duecento volte nonostante il terrore che assale ogni volta Chaplin nel realizzarla. Una vera e propria maledizione.

Il primo a notare Chaplin è Mack Sennett. Oltre a lui Sennett scoprì altri talenti tra cui ROSCOE ARBUCKLE e BUSTER KEATON. I due avevano iniziato a lavorare insieme giocando molto sul contrasto fisico tra il grasso e ingenuo Roscoe e il piccolo e serio Buster.

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ROSCOE ARBUCKLE e BUSTER KEATON

Buster Keaton si mette poi in proprio mostrando una netta cesura rispetto alle pellicole nelle quali ha recitato fino a quel momento. I suoi film hanno una trama e in essi si ritrova spesso un tema a lui caro, quello del rapporto tra gli opposti (realtà e finzione, normale e imprevisto etc.) all’insegna di continui rovesciamenti: le azioni semplici diventano complesse e quelle impossibili facilissime, ciò che sembra innocuo diventa un pericolo.

Per esempio ne IL MANISCALCO (1922) un’inquadratura da lontano sembra mostrarlo mentre lavora col fuoco, mentre invece sta cuocendo due uova al tegamino; in UNA SETTIMANA una casa montata male diventa una giostra.

Se nei primi film Keaton ha piena libertà, negli ultimi le influenze delle case di produzione si fanno sempre più forti e la qualità dei film ne risente. Egli stesso confesserà che andare a lavorare per la MGM fu un madornale errore.

Anche l’avvento del sonoro non lo aiuta: quel nuovo mondo lo scombussola, è troppo lontano dal suo modo di fare cinema.

Nel 1929 tuttavia gira il suo primo film sonoro HOLLYWOOD CHE CANTA. Le successive pellicole non sono all’altezza dei precedenti. Nel 1932 Keaton viene addirittura licenziato dalla MGM, sprofondando nell’alcolismo dal quale uscirà solo nel 1936.

Altra stella del cinema comico lanciata da Mack Sennett è HARRY LANGDON. I tratti del suo viso e i suoi occhi sono quelli di un fanciullo timido e innocente, indifeso contro la malizia del mondo.

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HARRY LANGDON

Il suo personaggio sale alla ribalta grazie a film come TRAMP TRAMP TRAMP (1926), che ha sì successo ma sfora il budget e costa il posto al regista. Langdon passa allora la regia a un certo Frank Capra in LA GRANDE SPARATA, ma già alla seconda lavorazione gli screzi tra i due pregiudicano il loro rapporto.

Nel 1927 decide così di dirigersi da solo e ciò gli è fatale. I suoi film successivi sono un fiasco. Il sonoro poi non si addice al suo stile, anche a causa della tonalità della sua voce. Finirà per venir dimenticato sia dal pubblico che dallo star-system.

Mack Sennet non è l’unico scopritore di talenti di questo periodo, il suo maggior rivale è HAL ROACH, il quale insieme a HAROLD LLOYD crea il personaggio di LONESOME LUKE che nonostante sembri un po’ una copia del personaggio di Charlot di Chaplin avrà comunque successo.

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La svolta avviene quando Harold abbandona Lonesome Luke e da vita, nel 1917, ad Harold, il giovanotto occhialuto dalla faccia pulita, senza travestimenti, solo con un paio di occhiali dalla montatura rotonda, alla continua ricerca del successo, pieno di risorse e dalle funamboliche prestazioni nel superare gli ostacoli.

IL TALISMANO DELLA NONNA (1922) è il primo grande successo del comico come lungometraggio ma PREFERISCO L’ASCENSORE (1923) è il suo film più celebre. Iconica la scena in cui Harold rimane appeso alle lancette dell’orologio.

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PREFERISCO L’ASCENSORE

Sul finire di quello stesso anno fonda la Harold Lloyd Film Corporation. VIVA LO SPORT (1925) è il suo film più popolare del periodo, enorme successo sia tra il pubblico che la critica. L’avvento del sonoro purtroppo ne segnerà la carriera.

Solo Chaplin, come produttore di sé stesso, continua a produrre film muti. LUCI DELLA CITTA’ (1931) è il suo primo film con sonoro e musiche sincronizzate. Il film ha un record particolare, contiene infatti la scena più ripetuta nella storia del cinema, ben 342 ciak.

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Nel successivo TEMPI MODERNI (1936) sentiamo per la prima volta la voce di Charlot con la celebre interpretazione da parte di Chaplin di Io cerco la Titina, con il testo improvvisato in una lingua inventata, misto di francese, spagnolo e italiano.

Tempi moderni è anche famoso per la sua satira sociale. I titoli di testa recitano “L’umanità in marcia verso il progresso” e ci viene mostrato un branco di pecore che sfilano sullo schermo, in mezzo alle quali ce n’è una nera, nella quale possiamo identificare forse lo stesso Chaplin.

I sistemi automatici della catena di montaggio per molti sono un simbolo del progresso industriale ma per Chaplin sono soprattutto una fonte di alienazione, concetto ben spiegato nella scena in cui l’operaio viene inghiottito dagli ingranaggi.

Con questo film Chaplin fa uscire di scena il personaggio di Charlot. Nel finale del film egli si allontana sulla strada verso l’orizzonte ma questa volta non più da solo. Chaplin afferma al riguardo: “Non potrebbe parlare, non saprei che voce usare. Come riuscirebbe a mettere insieme una frase? Per questo motivo Charlot ha dovuto darsela a gambe”.

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IL GRANDE DITTATORE (1939) è invece il suo primo film completamente sonoro, nel quale interpreta due personaggi: un barbiere ebreo e Adenoid Hynke, parodia di Adolf Hitler che sottolinea i toni e gli atteggiamenti del führer, come nel discorso alla folla, completamente improvvisato e girato in un’unica scena. Iconica anche la scena nella quale il dittatore danza con il mappamondo.

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LUCI DELLA RIBALTA (1952) è invece il suo ultimo film, nel quale decide di dare una piccola parte a quello che era stato il suo maggior rivale nell’epoca del cinema muto: Buster Keaton.

Lo stesso anno parte poi per l’Inghilterra e, a causa dei problemi col maccartismo, non tornerà più negli USA fino al 1972, per partecipare alla cerimonia degli Oscar.

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