Storia del Cinema #12 – Totalitarismi e Cinema

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Durante gli anni ’30 in Europa si instaurano diversi regimi totalitari. In Russia, Germania e Italia i regimi vedono nel cinema un mezzo di propaganda dall’enorme potenziale e lo sfruttano anche attraverso la censura ed il controllo della produzione.

In RUSSIA l’intera produzione cinematografica viene nazionalizzata e viene attuata una rigida censura. Non sono permesse sperimentazioni e gli autori devono abbracciare lo stile del realismo socialista. Oltre a commedie musicali come ad esempio TUTTO IL MONDO RIDE, in questo periodo si producono soprattutto drammi storici incentrati sugli eroi della rivoluzione o sulle figure dei grandi zar.

Infatti poiché Stalin paragona la sua figura ai grandi leader russi del passato questi diventano soggetti di numerose pellicole. Il film epico di VLADIMIR PETROV PIETRO IL GRANDE: ORIZZONTI DI GLORIA fu il primo film dedicato agli zar (1937).

Il realismo socialista è la linea ufficiale del cinema a partire dal 1935. Le sceneggiature passano attraverso una rigida censura, un sistema burocratico complesso che rallenta la produzione.

Non c’è spazio ad esempio per il cinema sperimentale di DZIGA VERTOV. Del 1934 è il suo film TRE CANTI SU LENIN, documentario di propaganda dove abbandona il suo stile sperimentale e avanguardista che lo aveva contraddistinto fino ad allora.

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EJZENSTEIN torna alla regia solo nel 1938 con ALEXANDER NEVSKIJ e, sotto l’influenza del regime, abbandona le precedenti sperimentazioni optando per uno stile più convenzionale. Il popolo, fino ad allora protagonista assoluto dei suoi film, viene qui dominato dall’eroe Nevskij.

Significativa la scena finale quando Nevskij parla direttamente alla cineperesa dicendo: “Chi viene da noi con in mano la spada, di spada perirà”.

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I suoi successivi film hanno come soggetto uno dei grandi zar di Russia: Ivan IV il Terribile. Ėjzenštejn voleva realizzarne tre lungometraggi, ma solo il primo, IVAN IL TERRIBILE PARTE I (1944) viene accolto bene dal regime.

La produzione del secondo film, LA CONGIURA DEI BOIARDI (1946), viene bloccata e distribuita nel 1958. Il terzo film viene iniziato nel 1947 ma mai completato a causa della morte del regista nel 1948.

In GERMANIA a differenza di quanto si possa credere il regime nazista non impone agli autori particolari tematiche, tuttavia vieta loro di affrontare argomenti politicamente sensibili. Inoltre le case di produzione private non vengono confiscate bensì acquistate una dopo l’altra.

Nel 1931 FRITZ LANG dirige il suo primo film sonoro M IL MOSTRO DI DUSSELDORF che narra la storia di un maniaco che adesca e uccide bambine, film nel quale sfrutta il sonoro in modo magistrale, soprattutto l’audio fuori campo per raccontare le scene più scioccanti.

Il film è considerato uno dei prototipi del filone noir che si svilupperà in America negli anni successivi. In Italia non ottiene il visto della censura e uscirà nelle sale solo nel 1960.

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GHEORG VILEM G.W. PABST gira nel 1930 WESTFRONT 1918, film che denuncia l’insensatezza della prima guerra mondiale, per questo proibito fin da subito dalla censura nazista.

Un film molto realistico, che si deve all’adesione del regista al movimento della Nuova Oggettività del cinema tedesco, che va contro la corrente espressionista che deformava il reale, preferendo descrivere una realtà oggettiva.

Così la fotografia si avvale della luce naturale, le scenografie sono perlopiù formate dagli ambienti reali, la musica viene cambiata con una colonna sonora di soli rumori d’ambiente, il montaggio è ridotto al minimo. Ci sembra di assistere più a un documentario che a un film.

Nel 1933 poi molti registi talentuosi emigrano negli Stati Uniti per continuare la loro carriera, costretti per motivi razziali o perché non disposti a sottostare alle nuove leggi del regime.

In questi anni si producono anche film contro i nemici del Terzo Reich, tra i più velenosi ci sono i lungometraggi antisemiti voluti da Goebbels nel 1939, tra cui SUSS L’EBREO, uno dei più infimi.

Film che prende spunto dalla vicenda di un finanziere ebreo accusato di reati infamanti, processato e impiccato nel 1738. Un’altra opera del 1940 L’EBREO ERRANTE è così antisemita da risultare impopolare.

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SUSS L’EBREO

Come detto però questi film costituiscono solo una minima parte della produzione tedesca. Lo scopo della maggior parte dei film dell’epoca è l’intrattenimento e il contenuto politico è molto ridotto, è fondamentale però che nessun film attacchi il regime.

Un caso a parte è quello di LENI RIEFENSTAHL diventata famosa come autrice di film e documentari sul regime nazista. Nel 1934, in occasione di un raduno del partito a Norimberga, riceve l’incarico di realizzare un documentario sull’evento. Vede così la luce IL TRIONFO DELLA VOLONTA‘.

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LENI RIEFENSTAHL

Il successivo OLYMPIA, diviso in due parti, documenta l’edizione delle Olimpiadi tenutesi in Germania nel 1936. La Riefenstahl dedica quasi due anni alla selezione delle scene e al montaggio, visionando oltre 400mila metri di pellicola, dando però vita a quello che è considerato uno dei migliori film dedicati allo sport.

Un film che esalta il corpo e la bellezza fisica ma che ha anche scopi propagandistici, si vuole infatti mostrare la Germania come un membro affidabile della comunità mondiale.

Il primo piano dedicato all’espressione di disappunto di Hitler per la vittoria di Owens nel salto in lungo secondo alcuni mostra il tacito dissenso della Riefenstahl verso il razzismo nazista.

Vi segnalo anche il film tedesco TITANIC (1943) che è stato di recente oggetto di un interessante documentario da parte di History Channel. Il film, diretto da HERBERT SELPIN, è imperniato su una politica di propaganda.

E’ il film di maggior costo mai girato in Germania sino a quel tempo, e la sua realizzazione presenta innumerevoli difficoltà, mostrando ancora una volta la megalomania di Hitler.

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In ITALIA invece negli anni 20 il regime fascista, tranne che per la creazione de L’Unione Cinematografica Educativa, il famoso istituto LUCE, è quasi del tutto disinteressato al cinema. Ma quando la depressione colpisce anche l’Italia il governo sostiene l’industria e il mercato nazionale, invaso da film stranieri: vengono forniti aiuti economici e varie misure protezionistiche.

Per dare maggior visibilità ai film italiani viene creata a Venezia, nel 1932, la famosa Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Inoltre per controllare la produzione vengono istituiti la Direzione Generale per la Cinematografia diretta da Luigi Freddi che crea anche gli studios di Cinecittà, e il Centro Sperimentale di Cinematografia, una delle prime scuole di cinema al mondo.

Naturalmente vengono prodotti anche film a scopo propagandistico. È il caso di CAMICIA NERA (1933) di GIOVACCHINO FORZANO, film realizzato per il decennale del partito fascista e che ricostruisce in modo fazioso gli ultimi anni della storia d’Italia.

Come nel caso della Germania però questi film rappresentano una minima parte della produzione nazionale. Inoltre il fascismo, a differenza della Russia e della Germania non nazionalizza l’industria cinematografica, ma si limita a sovvenzionarla.

Luigi Freddi, direttore della Direzione Generale per la Cinematografia, è convinto che gli spettatori italiani non accettino film troppo propagandistici e preferisce così un cinema di distrazione più hollywoodiano. Com’era solito dire “Un pubblico divertito è un pubblico tranquillo”.

In questi anni vengono prodotte commedie e melodrammi romantici ambientati in ambienti ricchi e scintillanti, da qui definiti film dei telefoni bianchi (il telefono bianco era simbolo di benessere sociale). In più il cinema sonoro porta molti comici popolari a provare la strada del cinema, pensiamo a Vittorio de Sica e Totò.

La varietà della produzione italiana dell’epoca è esemplificata dall’opera di ALESSANDRO BLASETTI, definito da molti il padre del cinema italiano moderno e il massimo regista del cinema di propaganda fascista. Grande innovatore, ha sperimentato per primo in Italia il sonoro in RESURRECTIO (1930) e il colore in CACCIA ALLA VOLPE NELLA CAMPAGNA ROMANA (1938).

I successi bellici tra il 1940 e il 1942 inducono Eitel Monaco, successore di Freddi, ad ammorbidire ancora di più la censura nei confronti del cinema. Sono anche gli anni in cui giovani intellettuali sviluppano tendenze antifasciste, influenzati sia dalla scuola di montaggio sovietica che dal realismo poetico francese. Il pubblico vuole sempre di più film che trattino i problemi di gente vera in ambienti reali.

E proprio verso un nuovo realismo sembrano andare tre film dei primi anni 40. 4 PASSI TRA LE NUVOLE (1942) del già citato BLASETTI, commedia sentimentale dal cupo pessimismo, I BAMBINI CI GUARDANO di VITTORIO DE SICA che si spinge fino alla tragedia in un film che evita l’eleganza dei telefoni bianchi a favore di una forte critica sociale. Infine OSSESSIONE di LUCHINO VISCONTI (1943) ambientato nella pianura padana, film che rifiuta la produzione elegante dell’epoca.

Oggi molti affermano che piuttosto che avvicinarsi al neorealismo questi film siano in realtà più vicini al cinema ufficiale tra rimandi alla commedia popolare e al melodramma, al noir americano, il ricorso allo star system etc. La vera novità è la rappresentazione realistica dei problemi sociali.

Dopo lo sbarco degli alleati nel 1943 la produzione cinematografica non si riprenderà fino al 1945, quando i ricordi della resistenza e la vita quotidiana saranno fonti di ispirazione del neorealismo.

Non bisogna inoltre dimenticare che il cinema propagandistico viene sfruttato anche dagli stati democratici. Pensiamo ad esempio alla serie WHY WE FIGHT, sette documentari prodotti tra il 42 e il 45 voluti dal governo degli Stati Uniti e realizzati da FRANK CAPRA.

Questi documentari sono una risposta al TRIONFO DELLA VOLONTA’ di LENI RIEFENSTHAL, definito da Frank Capra “Terrificante”.

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Anche il cinema di animazione, capace di rappresentare la realtà con un linguaggio semplice e gradito anche ai più giovani , viene usato con fini propagandistici anti-nazisti, pensiamo solo ai lavori di WALT DISNEY EDUCATION FOR DEATH e DER FUEHRER’S FACE.

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Oppure al cartone della Warner Bros THE DUCKTATORS, dove un’anatra bianca con i baffetti che fa il saluto nazista rappresenta Hitler e un’oca italiana, in sovrappeso e completamente nera rappresenta Mussolini.

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