Storia del Cinema #17 – Neorealismo Italiano

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Il neorealismo fu la tendenza cinematografica più importante del secondo dopoguerra e nacque in Italia. Il movimento si può dividere in due fasi: una prima che affronta temi più recenti, gli anni della guerra, la Resistenza etc. e una seconda, dal 1948, che tratta invece temi sociali.

ROMA CITTA’ APERTA (1945) di ROBERTO ROSSELLINI e LADRI DI BICICLETTE (1948) di VITTORIO DE SICA sono i film più rappresentativi di queste due fasi.

Durante il regime fascista si era favorito un impulso realista con film come QUATTRO PASSI TRA LE NUVOLE (1942) di ALESSANDRO BLASETTI, I BAMBINI CI GUARDANO (1943) di VITTORIO DE SICA e OSSESSIONE (1942) di LUCHINO VISCONTI. Questi film mostravano un cinema che scava nel presente e nel più recente passato, portando alla luce storie, temi e personaggi di quel mondo.

PAISA’ di ROBERTO ROSSELLINI tratta invece lo spostamento degli americani dalla sicilia alla pianura padana, e si concentra molto sul rapporto tra la popolazione e le truppe americane, sulle incomprensioni o le affinità che via via venivano fuori.

Come detto si passò poi dalla guerra ai problemi sociali dell’epoca, la divisione della società, la disoccupazione etc.

Prima della guerra il cinema italiano era famoso per le sue meravigliose scenografie in studio, ma gli studios di Cinecittà erano andati distrutti, per questo i neorealisti portano la cinepresa fuori dagli studi, nelle strade e nelle campagne, e riprendendo l’Italia di quegli anni fanno di questi film neorealisti anche dei preziosi documenti storici.

Alcuni film esplorarono anche la vita rurale come ad esempio LA TERRA TREMA di VISCONTI, adattamento dei Malavoglia di Giovanni Verga, che mostra la perdita della speranza di assistere a dei profondi cambiamenti sociali.

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Le maggiori innovazioni del movimento stanno nell’articolazione del racconto: motivo ricorrente è quello della coincidenza, come quando in LADRI DI BICICLETTE i protagonisti incontrano per caso il ladro. Questi sviluppi narrativi più realistici, la loro casualità contrastano il logico incatenarsi degli eventi tipico del cinema classico.

Nel cinema classico tutto è funzionale alla narrazione. Nei film neorealisti invece spesso si trascurano le cause degli eventi a cui assistiamo, i finali sono volutamente irrisolti, la cinepresa indugia su situazioni quotidiane che a volte si rivelano le scene più intense.

In UMBERTO D. (1952) una scena mostra il risveglio della cameriera che inizia il suo lavoro in cucina: la macchina da presa indugia su piccole azioni insignificanti che il cinema non era abituato a mostrare.

Come ripeteva sempre CESARE ZAVATTINI, sceneggiatore di De Sica e il maggiore difensore dell’estetica neorealista “bisogna far vedere il dramma degli eventi quotidiani”. Dettagli irrilevanti che potranno acquisire un senso solo a posteriori, proprio come nelle nostre vite ed è questo il segreto del realismo di questi film.

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Va anche detto che ben presto i politici italiani condannarono i film neoralisti perchè restituivano l’idea di un paese povero e desolato, mentre loro volevano mostrare che l’Italia era sulla via della prosperità. Anche il pubblico non rispose con grande entusiasmo a questi film, preferendo spesso i film americani. L’economia italiana si stava riprendendo e gli spettatori divennero sempre più insofferenti alla sofferenza neorealista.

Nel 1949 la legge Andreotti introdusse una certa censura preventiva, sia per limitare l’importazione di film americani sia per frenare gli eccessi del neoralismo italiano. Il già citato UMBERTO D (1951) di DE SICA rappresenta per la censura una pericolosa regressione tanto che Andreotti scriverà una lettera a De Sica rimproverandolo.

Più avanti vedremo l’ulteriore sviluppo del cinema italiano negli anni 60, quando l’Italia divenne il centro di produzione cinematografico più forte dell’Europa occidentale.

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