Storia del Cinema #18 – Scandinavia, Inghilterra e Russia 1940 – 1960

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Come abbiamo visto in un capitolo precedente il cinema danese era stato rigoglioso negli anni 10 del 900 ma, complice la grande guerra, aveva progressivamente perso terreno. Riguadagna posizioni verso la fine degli anni 30.

Sotto l’occupazione tedesca la pellicola più importante è DIES IRAE (1940) di CARL THEODOR DREYER, film incentrato sull’ipocrisia di chi aveva condannato le streghe e considerato da molti un’allegoria anti nazista.

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Con questo film Dreyer stabilisce lo stile che contraddistinguerà i suoi film futuri: composizioni accurate, una dura fotografia in bianco e nero e riprese molto lunghe. Egli non si rivolse mai al genere commerciale per cui la sua opera cinematografica non ebbe grande successo tra il pubblico, mentre diversi registi furono ispirati dal suo stile.

Dopo la guerra si ha una generale ripresa sia in Danimarca che in Svezia. I due registi principali di questi anni sono ALF SJOBERG e INGMAR BERGMAN.

SPASIMO (1944) ha uno stile che deriva dall’espressionismo tedesco, con l’architettura incombente che trasforma la città in una prigione e il protagonista negativo, Caligola, è simile al Caligari. Alcuni vedono nel film una denuncia al nazismo, infatti il professore Caligola legge Dagposten, un giornale svedese favorevole ai nazisti e assomiglia a Himmler.

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Nel 1955 invece INGMAR BERGMAN realizza il film che lo farà conoscere al pubblico di tutta Europa, SORRISI DI UNA NOTTE D’ESTATE, opera a metà tra commedia e dramma che venne premiato a Cannes.

Tra il 1956 e il 1959 ottiene poi la sua consacrazione internazionale con film come IL SETTIMO SIGILLO (1956) e IL POSTO DELLE FRAGOLE (1958), il suo film più famoso. Dopo un periodo di pausa nel 1960 con LA FONTANA DELLA VERGINE ottiene il suo primo oscar.

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IL SETTIMO SIGILLO

Famosa è anche la sua trilogia del silenzio di Dio, formata da COME IN UNO SPECCHIO, che vinse l’oscar come miglior film straniero, LUCI D’INVERNO (1962) e IL SILENZIO (1963) uno tra i suoi film che diede maggior scandalo.

In INGHILTERRA subito dopo la guerra il cinema ha nuovo impulso. Molti film sono adattamenti letterari come AMLETO (1948) e CESARE E CLEOPATRA (1946). Sono anche gli anni in cui DAVID LEAN raggiunge la fama internazionale con GRANDI SPERANZE (1946) e OLIVER TWIST (1948), che segnano anche l’inizio dell’ascesa di ALEC GUINNESS. Negli anni 60 gira poi grandi film come LAWRENCE D’ARABIA e IL DOTTOR ZIVAGO.

Come Lean anche CAROL REED acquista importanza in questi anni con film come IL TERZO UOMO (1949), nel quale all’illuminazione drammatica unisce inquadrature angolate a dir poco meravigliose. IL FUGGIASCO (1947) è un’altra delle sue opere più importanti.

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IL TERZO UOMO

In questo periodo sono attivi anche due registi meno noti, MICHAEL POWELL ed EMERIC PRESSBURGER che lavorano sempre insieme. Secondo loro la visione deve andare oltre le apparenze, aprire squarci nell’interiorità dei personaggi, come nella loro opera più famosa, il musical SCARPETTE ROSSE (1948).

SCALA AL PARADISO (1946) è commissionato dal Ministero Inglese per migliorare i rapporti con gli USA. Narra la storia di un pilota inglese sopravvissuto a un lancio senza paracadute. Film che desta l’interesse di registi del calibro di Coppola, Scorsese e De Palma. NARCISO NERO (1947) è invece ambientato in un monastero sull’Himalaya, in un paesaggio suggestivo ricostruito interamente in studio.

L’OCCHIO CHE UCCIDE (1960) è un thriller psicologico basato sulle conseguenze delle violenze subite da un ragazzo durante l’infanzia che si ripercuotono su di lui da adulto. Il film è il più importante tra quelli diretti da Powell senza la collaborazione di Pressburger e col tempo è diventato un cult.

In Inghilterra inoltre negli anni successivi si sviluppa un movimento simile alla Nouvelle Vague, il Kitchen Sink, che esalta il realismo delle sue opere anche con le riprese in ambienti reali, concentrandosi sulle vicende di lavoratori ribelli nelle città industriali.

In RUSSIA dopo la guerra il partito comunista prosegue il controllo sulle arti e anzi il realismo socialista diventa ancor più restrittivo che in passato. Certe sceneggiature possono star ferme anche due anni prima di ottenere l’approvazione.

LEV KULESOV si convince a non fare più film, EJZENSTEIN muore nel 1948, più in generale la produzione di film rallenta vertiginosamente, tanto che nel 1952 il partito decide di semplificare la burocrazia e di ammettere sceneggiature incentrate su persone comuni, a patto che il partito abbia un ruolo positivo nelle vicende narrate.

Nikita Kruscev, salito al potere nel 1956, critica fortemente il cinema come culto della personalità di Stalin ed è così che i film iniziano a trattare la guerra sotto una nuova luce: niente più eroi positivi tipici del realismo socialista, ora si mette al centro il dramma della guerra come in BALLATA DI UN SOLDATO (1958) di GRIGORIJ CHUKHRAI.

Anche negli stati cuscinetto occupati dalla Russia dopo la guerra e prima dell’elezione di Kruscev molti film eludono le regole del realismo socialista. Tra questi paesi la Polonia produce il cinema più importante dell’Europa dell’Est, ricordiamo ANDRZEJ MUNK e ANDRZEJ WAJDA e successivamente ROMAN POLANSKI che esordirà con IL COLTELLO NELL’ACQUA (1962).

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Fu così che a partire dagli anni 60 i film russi verranno riscoperti dando loro la giusta considerazione internazionale, anche grazie a tutta una serie di giovani registi tra cui ANDREJ TARKOVSKIJ che nel 1962 dirige L’INFANZIA DI IVAN (1962), uno dei film russi più ammirati degli anni 60.

Questa libertà del cinema russo ebbe però vita breve, infatti quando Kruscev si dimette nel 1964 sale al potere Leonid Breznev, il quale stringe notevolmente il controllo sulla cultura, mettendo al bando i film anticonformisti. Anche TARKOVSKIJ si vede bloccato il suo ANDREI RUBLIOV che poteva essere letto come un’allusione al presente col protagonista il quale, circondato dalla crudeltà, smette di parlare e abbandona la fede.

Il partito invece produce GUERRA E PACE (1967), emblema ufficiale del cinema sovietico.

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Nel complesso il cinema e le altre arti non esploreranno nuove strade fino ai primi anni 70.

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