Storia del Cinema #21 – Nouvelle Vague e Rive Gauche

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Verso la fine degli anni cinquanta la Francia è in mezzo a una crisi politica a causa della Guerra Fredda e della guerra d’Algeria; il cinema francese quasi si limita a documentare questa crisi e con film, dialoghi e personaggi idealizzati si cerca di rifondare una morale nazionale.

Le nuove generazioni, che non avevano vissuto la guerra e avevano avuto l’occasione di studiare non vedono più nel cinema un semplice intrattenimento stile Hollywood.

Lettori di riviste di cinema e frequentatori del cinema d’essai, per loro il cinema deve far riflettere. Cahiers du Cinéma è la più autorevole rivista di cinema francese di quegli anni, la quale riunisce sotto di sè tutti i principali autori della Nouvelle Vague.

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Essi sostengono la POLITICA DEGLI AUTORI: il regista è il solo autore del film. Il singolo film è considerato una tappa all’interno di un percorso artistico. Il regista deve esprimere una sua personale visione del mondo.

Una spinta importante a tutti questi nuovi autori la dà nel 1953 il Centre National du Cinéma introducendo un premio che permette ai nuovi registi di realizzare cortometraggi. E’ così che fra il 1958 e il 1961 esordiscono numerosi nuovi cineasti.

La nascita della Nouvelle Vague viene inquadrata in quattro film: i cortometraggi di LE BEAU SERGE (1958) e I CUGINI (1959) di CLAUDE CHABROL che trattano la disparità fra la vita rurale e quella urbana in Francia. Poi I QUATTROCENTO COLPI (1959) di FRANCOIS TRUFFAT e Infine FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (1960) di JEAN LUC GODARD, il film più innovativo tra questi, resoconto degli ultimi giorni di vita di un piccolo criminale.

Questi registi si rivolgono a un pubblico giovane, portando al cinema le mode e i luoghi della loro generazione. Giovani trentenni che rifiutano i grandi ideali facendosi beffe delle vecchie generazioni, che diffidano dell’autorità, si perdono dietro a una femme fatale, auto sportive, bar, party notturni e locali jazz.

Come dice Godard, scopo della Nouvelle Vague è catturare “lo splendore del vero“. Perciò durante le riprese viene eliminato ogni artificio: niente proiettori, niente scenografie; i film sono girati camera a mano con luce naturale, in ambienti reali, per strada o negli appartamenti dei registi e con attori poco noti.

Film che quindi vengono realizzati in fretta e con un budget basso. Un cinema spontaneo e immediato, lontano da quello di Hollywood.

Questa rottura tra riprese in studio e riprese in esterni si nota bene in EFFETTO NOTTE di FRANCOIS TRUFFAUT (1973): il film ci mostra la realizzazione di un altro film, evidenziando le finzioni tecniche del cinema classico (scene invernali girate in estate o scene notturne girate in pieno giorno).

Gli autori della Nouvelle Vague riprendono dal neorealismo l’uso delle sceneggiature aperte: semplici canovacci pronti a essere cambiati in corsa, lasciando spazio all’improvvisazione. Il finale de I QUATTROCENTO COLPI ad esempio sfrutta un fermo immagine per esprimere una situazione irrisolta.

I registi della Nouvelle Vague sono anche i primi a riferirsi alle tradizioni cinematografiche precedenti. In FINO ALL’ULTIMO RESPIRO il protagonista imita Humphrey Bogart, in un’altra pellicola a una festa si proietta Metropolis, ne I QUATTROCENTO COLPI il protagonista ruba una foto di scena di Monica e il desiderio di Bergman.

Il cinema classico di Hollywood voleva sempre rendere invisibile la cinepresa, i registi della nouvelle vague invece vogliono rivelarne la presenza. In FINO ALL’ULTIMO RESPIRO il protagonista durante un suo monologo guarda direttamente in macchina.

In QUESTA E’ LA MIA VITA Godard, per riprendere i dialoghi rifiuta il classico schema del campo e controcampo. In una scena ad esempio muove manualmente la cinepresa da un personaggio all’altro.

In questi anni emerge anche un altro gruppo di registi, quelli della RIVE GAUCHE. Più anziani e meno cinefili di quelli della NOUVELLE VAGUE, assimilano il cinema ad altre arti, soprattutto alla letteratura.

Il prototipo dei film della Rive Gauche è HIROSHIMA MON AMOUR (1959) di ALAIN RESNAIS nel quale il regista passa dal racconto fittizio a materiale documentario, utilizza flashback improvvisi e frammentari facendone un uso innovativo.

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Il successo della Nouvelle Vague durerà solo pochi anni ma nonostante tutto il cinema francese degli anni 60 è stato uno dei più ammirati in tutto il mondo.

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