Dolomiti di Brenta Trek

Dopo il trekking del Lupo nelle Alpi Marittime fatto nel 2017, per l’estate 2018 abbiamo optato per il Dolomiti Brenta Trek, che si snoda lungo il gruppo dolomitico del Brenta per circa 96 km tra sentieri e vie ferrate. Questa volta siamo in tre, infatti oltre a me e Valerio c’è Leonardo, anche lui appassionato di escursionismo in montagna.

Giungiamo con la macchina nei pressi di Malga Flavona (Tuenno) e una volta pronti partiamo verso Malga Tuena, dove è previsto il primo pernotto. Ci fermiamo a metà strada per il pranzo a Malga Pozzol, dove ci fa compagnia una mandria di cavalli.

Nel tardo pomeriggio giungiamo a Malga Tuena, appena in tempo perché mezz’ora dopo esserci sistemati nella nostra stanza inizia un violento temporale che andrà avanti per tutta la notte.

Il secondo giorno di buon mattino lasciamo Malga Tuena e attraversiamo la meravigliosa Pian della Nana per arrivare al rifugio Peller, dove ci fermiamo per il pranzo.

A questo punto siamo però indecisi su dove pernottare in quanto la tappa successiva per la notte, il Bivacco Costanzi, sappiamo che sarà interamente occupato da un gruppo di scout. Anche il rifugio Peller è al completo, del resto siamo ad agosto.

I gestori del rifugio ci informano però della presenza, non molto lontano, di una piccola baita (Malga Nana) che dovrebbe essere aperta come ricovero d’emergenza. Decidiamo di rischiare e dopo aver preso qualche panino per la cena ci dirigiamo verso Malga Nana. Prima però saliamo sulla cima del monte Peller (m 2319) godendo di uno splendido panorama.

Arriviamo a Malga Nana verso sera. La speranza è che il sia effettivamente aperta, altrimenti dovremmo dirigerci verso il bivacco Costanzi col buio, sapendo peraltro che sarà già tutto occupato.

Giunti a Malga Nana scopriamo che l’ingresso principale è chiuso e cadiamo nel panico. Per fortuna controllando sul retro scopriamo un secondo ingresso accessibile. Abbiamo così un posto dove passare la notte.

Malga Nana

Il giorno dopo ci svegliamo prima dell’alba perché ci aspetta una tappa impegnativa da più di 25 km fino al rifugio Graffer. Lasciata Malga Nana il sole comincia a spuntare e ci regala un paesaggio che sembra uscito da Il Signore degli Anelli.

Invece della via normale decidiamo di passare in vetta sulle creste dei monti lungo il sentiero Costanzi. Fin da subito però ci accorgiamo che il percorso è molto impegnativo: Giungiamo presto alla famigerata “Schiena dell’Asen“, una cresta larga un metro con pareti verticali da entrambi i lati che ti tolgono il fiato. Non ce la sentiamo di proseguire. Preferiamo optare per il buon senso che ci dice che con già due giorni di cammino nelle gambe ci conviene tornare indietro e seguire la via normale.

Scesi a valle proseguiamo verso Madonna di Campiglio e ci concediamo una breve pausa a Malga Mondifrà, dove gustiamo una crostata con panna e frutti di bosco che è la fine del mondo.

La crostata di Malga Mondifrà

Riempite le borracce ripartiamo sotto un sole cocente. “Meno male che siamo venuti in montagna a prendere del fresco!” dice Valerio. Come biasimarlo..

Verso sera arriviamo stremati al rifugio Graffer, dove passiamo la notte dopo una cena che ci ricarica al meglio al termine delle fatiche della giornata.

Il giorno dopo si parte per un’altra tappa impegnativa. Giungiamo al rifugio Tuckett ma giusto il tempo per riempire le borracce e scattare qualche foto. La posizione del rifugio è davvero suggestiva, incastonato com’è alle pendici delle montagne.

Rifugio Tuckett

Superato il Tuckett arriviamo al rifugio ai brentei, dove decidiamo di fermarci per il pranzo. Una bella birra fresca e un piatto di canederli dopo un’intera mattinata passata a camminare. Cosa c’è di meglio?

Dopo pranzo arriva la parte più impegnativa di questa giornata. Il sentiero alpinistico Martinazzi. Attraverso questo sentiero ci inoltriamo in un vallone roccioso che tanto ci ricorda quelli visti lungo il Trekking del Lupo. Arriviamo poi all’inizio di una breve via ferrata che ci fa salire ulteriormente fino a un nevaio che risaliamo non senza difficoltà.

Il nevaio sotto la Bocca dei Camosci

Superato il nevaio rimane l’ultimo tratto di via ferrata che ci porta fino alla Bocca dei Camosci. Da qui svalichiamo e subito notiamo in lontananza il Rifugio XII Apostoli, dove passeremo la notte.

Vista dalla Bocca dei Camosci

Giunti al rifugio XII Apostoli ci sistemiamo nella nostra camerata e dopo una rapida doccia siamo pronti per la solita, meritata, cena in rifugio. La notte un altro temporale si abbatte sulla zona. I tuoni e il vento sono così forti che mi svegliano in piena notte.

Il giorno dopo siamo così pronti per affrontare la ferrata Castiglioni. Ferrata che riapre proprio quel giorno dopo alcuni lavori di ristrutturazione. Prima di partire il gestore del rifugio XII Apostoli ci dice di verificare che sia tutto a posto e di stare molto attenti che tutto sia fissato bene, “Non si sa mai”. Ancora oggi mi domando se stesse scherzando o meno. Sta di fatto che non incontriamo nessun problema lungo la ferrata.

Particolare della ferrata Castiglioni

Questa è un’altra tappa bella tosta, infatti dal Rifugio XII Apostoli decidiamo di arrivare fino a Malga Spora per un totale di circa 20 km. Terminata la ferrata Castiglioni ci fermiamo per il pranzo al rifugio Agostini.

Dopo il solito pranzo “leggero” partiamo alla volta del rifugio Tosa Pedrotti. Qui ci fermiamo giusto il tempo di riempire le borracce perché non abbiamo molto tempo. Infatti ripartiamo quasi subito alla volta di Malga Spora, scendendo a valle per poi risalire fino al passo Clamer che sembra non arrivare mai.

Siamo davvero molto stanchi e non vediamo l’ora di arrivare in cima al passo. Siamo anche un po’ preoccupati perché sembra che si avvicini un violento temporale. Per fortuna invece il tempo migliora e una volta giunto al passo Clamer immortalo la mia stanchezza con una foto. Stanco ma soddisfatto.

Da qui dopo una breve (e meritata) sosta scendiamo verso Malga Spora, dove è previsto il nostro ultimo pernotto. Per cena ci vengono serviti spaghetti al ragù e burro di malga e uova con prosciutto e formaggio di malga. Due piatti che dopo le fatiche della giornata divoro ancor più voracemente di quelli dei giorni precedenti. Durante la notte l’ennesimo violento temporale si abbatte sulla zona.

Il giorno successivo è l’ultimo! Concludiamo infatti il nostro percorso ad anello risalendo la Val dei Cavai, scendendo a Malga Pozzol (esatto, la malga dove c’erano i cavalli) e tornando infine a Malga Flavona, dove abbiamo parcheggiato la macchina sei giorni prima.

Così si conclude anche questo itinerario. Percorso sicuramente più semplice rispetto al Trekking del Lupo, visto che questa volta ci siamo appoggiati a rifugi e malghe per il pernotto invece che affidarci alla tenda. Ma non per questo un itinerario poco impegnativo.

Se vuoi rimanere aggiornato sui miei viaggi e sulle mie escursioni seguimi su Instagram

Alla prossima!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...